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Il
testo di Tadeusz Zielinski, "L'Antico
e noi. Otto letture in difesa degli studi classici", è
pubblicato dalla casa editrice VIVIARIUM
con una dedica alla memoria di Marcello Gigante; il volume è
presente all'interno di Biblioteca
europea, collana dell'Istituto Italiano per gli Studi
Filosofici diretto dall'avvocato Gerardo Marotta, e comprende,
oltre alle conferenze di Zielinski, una prefazione di Giovanni
Pugliese Caratelli, un'introduzione di Salvatore Valitutti e una
premessa di Nicola Capone. Attraverso Biblioteca
europea, VIVIARIUM e
l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, costantemente
impegnati nella diffusione di temi di alta cultura, conducono
un'indagine ideale alla ricerca di uno spirito comune europeo: il
libro di Zielinski si inserisce in questo solco, affermando che in
Europa la difesa degli studi classici equivale a quella della
propria identità, dal momento che l'antico "scomparirà
soltanto insieme a tutta quanta la cultura dell'Europa".
Le otto conferenze furono pronunciate da Zielinski nel 1903, ai
suoi studenti dell'Università di Pietroburgo; dopo l'edizione in
russo dello stesso anno, vennero pubblicate in tedesco, a Lipsia,
nel 1905 e in italiano nel 1910; nel nostro Paese il testo fu
curato dalla Società Italiana per la Diffusione e
l'Incoraggiamento degli Studi Classici, fondata a Firenze nel
1898, in un clima di forte polemica contro il Positivismo e di
ripresa, invece, dell'indirizzo culturale umanistico già
perseguito dagli hegeliani napoletani.
Le questioni fondamentali poste da Zielinski sono quelle del
rapporto tra antico e moderno e del ruolo dell'istruzione
umanistica in società fortemente legate a un senso pratico della
vita: le risposte date in L'Antico e noi superano ogni opposizione
apparente, sottolineando il legame intrinseco tra gli studi
classici e il significato più profondo della vita stessa.
Dopo un Umanesimo italiano e uno tedesco, Zielinski, si presentava
come ideale rappresentante di un filone slavo: egli difendeva un
concetto di umanesimo come germe fruttifero e non come norma
inibitoria, affermando che "se la quercia sprofonda le radici
nel terreno, non è che essa voglia crescere all'indietro in seno
alla terra, ma perché dalla terra essa trae la forza per potersi
levare al cielo, per poter superare tutte l'erbe e le piante, che
solo dalla superficie traggon forza alla loro vita. L'Antico non
deve servir di norma, esso dev'essere energia vitale della
civiltà moderna".
Zielinski sembra così anticipare l'appello di Thomas Mann a un
umanesimo militante, quando nel 1935 avrebbe gridato
"Attenzione, Europa!".
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